Resident Evil 6 e il declino dell'Industry giapponese
E' ormai da tempo immemore che mi occupo, in maniera più o meno estesa, del declino dell'industry giapponese e quanto accaduto in questi ultimi giorni mi ha fornito più di qualche spunto per tornare a parlarne.
Fino a pochi anni fa, le software house nipponiche rappresentavano il fiore all'occhiello dell'industry internazionale, con prodotti così creativi, suggestivi e coinvolgenti da lasciare a bocca aperta tutti, specie gli sviluppatori occidentali.
A lungo, nel corso dell'ultimo ventennio, si è parlato di quanto gli occidentali fossero "poco ispirati" rispetto ai loro colleghi orientali, ma poi con l'avvento della next-gen qualcosa cambiò e, come si suol dire, "il giocattolo si ruppe".
Attratti da facili guadagni, un incontrollabile desiderio di espandere i propri confini e attirare anche il pubblico occidentale, gran parte delle software house nipponiche vendettero letteralmente l'anima al diavolo, dimenticandosi della propria tradizione e, soprattutto, rinnegando se stessi e tutto ciò che avevano fatto fino a quel momento.
E a pagarne le spese furono principalmente due generi videoludici da sempre amatissimi: i giochi di ruolo e i survival horror.
La prima si è gradualmente spenta fino ad assumere i contorni di una categoria di nicchia, nonostante alcuni ottimi prodotti quali quelli di Mistwalker, abbiano provato in tutti i modi ad allungarne il ciclo vitale... e per quanto riguarda i survival horror, sappiamo bene tutti com'è andata a finire.
Prima è toccato a Silent Hill, divenuto l'ombra di se stesso sin dal vecchio Homecoming, riducendosi ad un inno alla banalità con il più recente Downpour, e poi è toccato a Resident Evil, che con il sesto episodio ha raschiato il proverbiale fondo del barile.
Negli ultimi giorni mi sono soffermato sulla questione più e più volte, nel tentativo di capire quali fossero le reali cause di questa triste situazione, e la spiegazione, al di là dell'evidente smarrimento dell'industry nipponica, è da ricercarsi, almeno in parte, nella stampa del settore.
E' inutile girarci intorno: allo stato attuale delle cose, complice anche la crisi economica, ci sono troppi interessi in ballo nella pubblicazione di un singolo articolo, e la scarsa libertà concessa ai giornalisti del settore, troppo spesso vittime delle stesse persone da cui dipendono, si sta traducendo, con sempre maggior frequenza, in valutazioni fuorvianti, incapaci di trasmettere al pubblico il reale valore di uno specifico prodotto e, dunque, di condizionarne le vendite. Anche solo parzialmente.
Basti pensare che nel corso della mia carriera nel settore, mi sono spesso trovato a fare i conti con richieste di licenziamento presentate ai miei datori di lavoro da parte di produttori o distributori "legati" ad alcuni videogiochi che ho avuto la "sfortuna" di recensire con durezza - richieste sempre rimandate al mittente dal mio capo di turno, ringraziando Dio. E il mio, ovviamente, è solo un banale esempio di ciò che solitamente ci si trova a vivere lavorando nel settore. La proverbiale punta dell'iceberg, che nasconde un'avvilente realtà di cui tutti sono a conoscenza ma di cui nessuno, ovviamente, può o vuole parlare.
Ma questa non è la storia di Davide Persiani, è la storia di un intero settore che, complice voti inadeguati, valutazioni fuori parametro e disamine palesemente condizionate da fattori esterni, sta uccidendo se stesso... è la storia un "delitto giornalistico" perpetuato nel tempo, che sta dando origine a prodotti di qualità sempre più discutibile, capaci di vendere solo grazie al loro nome e ad una copertura editoriale non sempre trasparente fornita da alcune testate giornalistiche che, teoricamente, dovrebbero rappresentare per il pubblico un punto di riferimento obiettivo, concreto e affidabile in ogni momento.
Il gusto personale ha chiaramente un peso importante nell'equazione, ma basta osservare la disparità di voti assegnati a Resident Evil 6 per rendersi conto che qualcosa non quadra. 4.5/10 da Gamespot, 3/10 da Destructoid, 5/10 da Joystiq, solo per citare quelli delle testate più rinomate, sono voti che non possono e non devono passare inosservati agli occhi del pubblico.
Se da un lato, un giornalista affermato come Kevin VanOrd, Senior Editor di Gamespot, parla di RE6 come una "pessima caricatura dei moderni action game", come fanno altri siti inneggiarlo con frasi come "Il Resident Evil che abbiamo sempre sognato"? Vogliamo davvero credere che uno come VanOrd si sia completamente rincretinito o che, per partito preso, abbia voluto lapidare, seppur metaforicamente, un gioco come questo?
A questo punto vi starete chiedendo il perché di tutto ciò che ho scritto fino ad ora... e vi accontento subito, raggiungendo rapidamente la conclusione di questo editoriale.
Un gioco appartenente ad una serie "storica" gode già di per sé della fiducia degli appassionati, e se l'entusiasmo generale viene accompagnato da voti altissimi e frasi entusiastiche in stile Baci Perugina, il risultato è molto semplice: tutti lo comprano, lo provano e, come nel caso di RE6, ne restano fortemente delusi, finendo con l'incolpare Capcom per averlo creato, e la stampa per aver mentito sulle sue effettive qualità - se non ci credete datevi una letta ad un qualsiasi forum molto frequentato.
E in tutto ciò gli sviluppatori di turno cosa fanno? Assolutamente niente. Continuano per la loro strada facendo finta di ascoltare i feedback della loro community, per poi proporre prodotti ben peggiori dei precedenti... ed in questo senso quanto accaduto, prima con Resident Evil 5, e poi con Resident Evil 6, ne è una chiara dimostrazione.
Immaginate, invece, se Resident Evil 5 avesse ricevuto soltanto voti negativi... cosa pensate sarebbe successo? Forse sono un illuso, ma credo che in quel caso il Resident Evil 6 che abbiamo per le mani adesso, sarebbe stato molto, ma molto diverso.
E quello che mi fa sorridere è che sono molti i giornalisti del settore che, in varie sedi e situazioni, si trovano spesso a pontificare, esprimendo concetti molto simili a quelli che vi ho proposto fino ad ora... peccato che quando toccherebbe a loro dimostrare la loro presunta "onestà intellettuale", le stroncature non arrivano mai... chissà perché...







