L'ennesima vittima del mass market.

Dead Space 3

a cura di Davide Persiani

Quello di Dead Space è uno dei brand che più mi hanno colpito nel corso di questa generazione; vuoi per la sua grande atmosfera, vuoi perché ha spesso proposto situazioni in linea con la grande tradizione dei survival horror, la serie mi ha infatti regalato parecchie soddisfazioni... e questo mi ha dunque portato ad aspettare con parecchio entusiasmo il giorno in cui avrei potuto finalmente scrivere la recensione di Dead Space 3.

Nonostante il grande hype che ha accompagnato lo sviluppo del progetto, un leggero malumore ha cominciato a serpeggiare nei cuori e nelle menti dei fan man mano che venivano rilasciati nuovi video di gameplay... "Dead Space 3 sta facendo la fine di Resident Evil?", "Che fine ha fatto la componente survival?", "La co-op non rischia di snaturare l'essenza della serie?", sono solo alcune dei dubbi che gli appassionati della serie si sono posti nel corso di questi mesi, dubbi che, ahinoi, hanno trovato un parziale riscontro nel prodotto finale. Ma andiamo con ordine.

L'avventura ci pone nuovamente nei panni di Isaac Clarke, ritrovatosi apparentemente solo sul terribile pianeta di Tau Volantis dopo lo schianto della sua astronave. Questa drammatica premessa sarà tuttavia solo l'inizio della sua complessa avventura sul pianeta, un'avventura che lo vedrà confrontarsi contro nemici vecchi e nuovi, per scoprire i segreti che si celano dietro alla pianga dei Necromorfi.

Quella di Isaac è senza dubbio un'epopea ricca di sorprese e, complice anche il ritorno di alcuni storici personaggi della serie come ad esempio Ellie, la qualità della struttura narrativa contribuisce ad accrescere la già notevole intensità dell'atmosfera.

Il taglio più cinematografico, impreziosito da svariate sequenze scriptate, quale immancabile QTE e boss fight davvero pazzesche, specie sotto il profilo tecnico e artistico, garantisce inoltre un coinvolgimento se vogliamo ancor maggiore rispetto ai precedenti episodi ma... come accennato in apertura, è difficile definirlo un survival horror nel senso più stretto del termine.

Sin dai primissimi minuti è infatti evidente come la componente action abbia prevalso sui tratti tipici dei survival horror, lasciando a questi un ruolo non più così significativo come nel secondo e, soprattutto, nel primo capitolo della serie.

Avventurandomi per le lande desolate di Tau Volantis ho avuto la chiara sensazione che, questa volta, il fulcro dell'azione si sia spostato drasticamente da Isaac ai suoi avversari. Mi spiego meglio: in passato l'obiettivo principale dell'esperienza, il fine ultimo di tutta l'avventura, era sempre quello di garantire la sopravvivenza del nostro eroe, raccogliendo avidamente ogni tipo di risorsa e poi centellinandone l'utilizzo nelle ore successive per evitare di farsi trovare impreparati nei momenti di reale bisogno... ma in Dead Space 3 questo concept di base è stato in parte stravolto.

Isaac è ora un vero soldato e, complice l'abbondanza di munizioni e di varianti offensive, è difficile sentirsi davvero in pericolo. E se a questo poi aggiungiamo la presenza di un esercito di cultisti, i seguaci di Altman, mossi dal solo desiderio di uccidere Isaac per il bene della loro "religione", la cui presenza trasforma molte delle sequenze di gioco in sparatorie in campo aperto, il senso di oppressione, angoscia e precarietà che un survival horror dovrebbe necessariamente suscitare, va davvero a farsi benedire. 

Lo spettacolo, almeno per gli amanti delle pellicole "spara-spara" made in Hollywood, ne guadagna parecchio, ma chiunque fosse in cerca di momenti di vero terrore, momenti che teoricamente dovrebbero essere il punto di forza del prodotto, rimarrà profondamente deluso. 

Isaac può ora accucciarsi dietro agli elementi dello scenario, sfruttare il nuovo sistema di crafting delle armi per progettare strumenti di morte in grado di ridurre in polvere qualsiasi nemico dovesse intralciare il nostro cammino e, cosa ancor più importante, condividere gli orrori di Tau Volantis con un altro personaggio in una cooperativa drop-in / drop-out che, seppur gradita e davvero ben strutturata, non fa altro che ridurre ulteriormente il clima di terrore che i precedenti capitoli della serie assicuravano.

Il fatto che la presenza di un altro giocatore produca variazioni narrative e di gameplay, con percezioni e visioni differenti per ciascuno dei personaggi, risolleva in parte la situazione, ma l'impressione generale è comunque quella di ritrovarsi di fronte all'ennesimo ex survival horror, contaminato irrimediabilmente dalla predilezione del grande pubblico verso i TPS in stile Gears of War.

E' proprio la cooperativa a rappresentare la chiave di volta di una trasformazione concettuale che colloca ormai Dead Space 3 nella categoria degli action horror insieme ad altri "celebri caduti" come il mediocre Resident Evil 6 - anche se a differenza di quest'ultimo, DS3 merita comunque di essere giocato.

Ed in questo senso a rendere la cosa ancor più evidente c'è una difficoltà generale che non sembra adattarsi al numero di giocatori in partita ed una quantità incredibile di loot che, raddoppiando in presenza di Carver, limita ulteriormente il tatticismo ed il sopracitato senso di insicurezza. 

Un survival horror, per risultare tale, deve riuscire a suscitare ansia, oppressione, angoscia e terrore... ma come si può pretendere si provare questo genere di emozioni se ci si trova ad essere spesso illuminati dalla luce del sole e, cosa ancor più importante, se c'è qualcuno insieme a noi?

Provate a pensarci un attimo: vi siete mai chiesti perché gli incubi risultino sempre così terrificanti? Pensate che risulterebbero tali se a condividerli con noi ci fosse nostro fratello o il nostro migliore amico? Non credo ed il punto è proprio questo: un survival horror dovrebbe, in teoria, rappresentare una sorta di incubo ad occhi aperti, ma come si può pretendere che faccia realmente paura se nel frattempo si ha l'opportunità di chiacchierare e, perché no, magari fare anche qualche battuta? Semplice, non si può... ed ecco decadere le fondamenta su cui il prodotto, stando ai suoi creatori, dovrebbe basarsi. 

Al di là di tutto, approcciandolo come un classico TPS, Dead Space 3 ha comunque diverse frecce al suo arco. Le boss fight, ad esempio, risultano estremamente spettacolari e di grandissimo impatto visivo - con nemici mai così maestosi e terrificanti - e lo stesso dicesi per le tante, forse troppe, sequenze scriptate, molte delle quali vi colpiranno per il loto ottimo taglio cinematografico.

Tecnicamente, poi, il titolo raggiunge standard di assoluta eccellenza grazie ad una direzione artistica davvero magistrale e una cura per i dettagli superiore a quella di molti titoli "tripla A" sul mercato... peccato che tutto questo ben di Dio non sia stato messo al servizio dell'anima stessa della serie... un'anima dichiaratamente horror che, purtroppo, sembra ormai essere divenuta solo un vago ricordo.

Conclusioni

Dead Space 3 si dimostra dunque un ottimo prodotto, ma ciò non toglie che la sua eccessiva predisposizione verso l'azione, a discapito della suggestione, abbia ridimensionato parecchio il suo fascino e la qualità complessiva dell'esperienza ludica che propone. Il sistema di crafting delle armi - facilitato tra l'altro dall'implementazione di un discutibile sistema di microtransazioni - e la modalità cooperativa rappresentano senz'altro delle pregevoli aggiunte, ma gli appassionati del brand non potranno comunque fare a meno di notare come la loro implementazione abbia ridotto drammaticamente l'intensità generale dell'esperienza e quel senso di precarietà tanto caro ai puristi dei survival horror.

Con Dead Space 3 gli sviluppatori hanno infatti colpevolmente abbandonato le origini del brand, cedendo al lato oscuro del "mass market" per regalarci, sì, un ottimo "action horror", ma che di survival, ahinoi, ha ormai ben poco. 

Prima di lanciarvi al vostro negozio di fiducia per acquistarlo tenete dunque meno a mente le mie parole e interrogatevi su quali siano le vostre effettive aspettative nei confronti di questo titolo: cercate un TPS di qualità in grado di regalarvi un'esperienza frenetica, intensa e divertente? Compratelo ad occhi chiusi. Sperate di portarvi a casa il survival horror definitivo in grado di rilanciare la categoria? Lasciate perdere o potreste rimanerne profondamente delusi. Uomo avvisato...

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