Hitman: Absolution

a cura di Davide Persiani

Quello di Hitman è sempre stato un brand piuttosto controverso, ma nonostante la sua indubbia popolarità, ci sono voluti anni prima che i ragazzi di IO Interactive si convincessero a regalare all'Agente 47 un'avventura realmente meritevole di essere definita "next-gen". E così, dopo un lungo peregrinare durato ben sei anni, ecco arrivare finalmente Hitman: Absolution, accompagnato dalla fatidica domanda di natura Shakespeariana: capolavoro e non capolavoro?

La risposta, sebbene vorrei tanto poter dire il contrario, è tuttavia tutt'altro che scontata, perciò andiamo con ordine...

Il primo impatto con la realtà di gioco è stato indubbiamente positivo; graficamente il titolo si attesta infatti su ottimi livelli e, complice ambientazioni mai così ricche di personaggi - senza che vi sia alcun tipo di particolare rallentamento - tutto appare più credibile e realistico che mai.

E questa è senza dubbio una delle principali armi del prodotto, capace di esaltare perfettamente la natura stessa del concept di base. Come da copione, il titolo ruota ancora una volta intorno a missioni basate sull'eliminazione di specifici bersagli e le notevoli possibilità di approccio offerte, sono infatti esaltate dalla folla che, quasi sempre, popola gli scenari di turno.

Al di là di un comparto tecnico di pregevole fattura, Hitman: Absolution ha tuttavia evidenziato diversi limiti sin dai primissimi minuti; nonostante un gameplay di buon livello, impreziosito da alcune nuove dinamiche come il Tiro Rapido - molto, forse troppo simile a quanto visto in Splinter Cell: Conviction - non ho potuto fare a meno di notare alcuni difetti strutturali per quanto riguarda la struttura stessa dell'esperienza.

Nonostante il prodotto goda di una spiccata propensione stealth e garantisca grande libertà di approccio attraverso missioni impostate in maniera tale da incoraggiare la sperimentazione, e la creatività - ogni bersaglio può essere infatti eliminato in modi diversi - la modalità principale è infatti tutt'altro che perfetta.

Nel corso della mia esperienza ho riscontrato un netto squilibrio tra le varie missioni: alcune garantiscono la massima libertà decisionale, mentre altre, a causa di script troppo pesanti e fasi di gioco fin troppo schematiche, riducono al minimo le varianti strategiche, risultando non solo poco entusiasmanti, ma sostanzialmente frustranti e tutt'altro che divertenti.

La possibilità di rubare i vestiti a qualsiasi NPC per agire indisturbati tra la folla accresce indubbiamente la varietà dell'esperienza - ci si può travestire da poliziotti, venditori ambulanti e non solo - ma la sensazione è sempre quella di essere "troppo forti" per un IA che si dimostra ben lontana dall'eccellenza a causa di comportamenti a tratti davvero troppo scriptati per risultare credibili.

L'indicatore di "Istinto", risorsa che permette al protagonista di utilizzare diverse skill tra cui quella che gli permette di rendersi invisibile a chiunque, è una delle principali cause del sostanziale realismo di molte situazioni di gioco; tralasciando la possibilità di analizzare i movimenti dei nemici per scoprire addirittura il percorso che sceglieranno ancor prima che abbiano iniziato a camminare, ipotizziamo che decidiate di rubare i vestiti a una guardia per poi entrare in un commissariato: all'inizio insospettirete diverse persone, ma vi basterà consumare un po' d'istinto per far sì che l'Agente 47 abbassi lo sguardo portando tutti gli NCP circostanti a disinteressarsi della sua presenza.

Ma i limiti dell'IA non si fermano purtroppo qui, perché lungo tutto l'arco dell'esperienza sono molti i momenti in cui mi è capitato di esclamare: "Ma che fa questo? Dorme?". Volete un esempio? Ipotizziamo che siate nascosti dietro una copertura e vogliate fare a pezzi due nemici proprio davanti a voi, l'uno accanto all'altro: tutto ciò che dovrete fare sarà acchiappare il primo, trascinarlo dietro alla copertura e poi procedere col suo compagno... compagno che OVVIAMENTE non si accorgerà di nulla pur essendo a 10 centimetri di distanza dal luogo in cui avrete appena strangolato il suo amico. 

Ma quel che è peggio è che la semplicità di fondo di molte situazioni è goffamente controbilanciata da alcune discutibili scelte degli sviluppatori tra cui pochi, rarissimi checkpoint che spesso costringono a ricominciare missioni da 10-20 minuti a causa del loro pessimo posizionamento e salvataggi limitati, che si traducono in momenti di pura, inutile frustrazione.

A risollevare, almeno in parte, la situazione ci pensa la Contracts, una modalità di stampo "social", se così vogliamo dire, che permette di creare missioni con specifici requisiti per poi condividerle con la community; la suddetta modalità permette di scegliere ogni minimo aspetto delle missioni che si intende realizzare, dai bersagli al tipo di uccisioni da eseguire, accrescendo non poco la longevità complessiva dell'esperienza.

Conclusioni

In definitiva Hitman: Absolution si dimostra un prodotto di buona fattura, incapace però di elevarsi al di sopra della maggior parte dei suoi diretti concorrenti a causa di una realizzazione caratterizzata da tanti, troppi alti e bassi. La modalità principale, così come Contracts, sono indubbiamente di buona fattura, ma uno sviluppo più attento ai dettagli e, magari, una narrazione priva di molti ridicoli personaggi, spesso al limite della caricatura, avrebbe senz'altro permesso al prodotto di ritagliarsi un posto nell'olimpo degli stealth. Sarà per la prossima volta, Agente 47. 

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