State of Decay [Recensione]

a cura di Davide Persiani

Nel corso degli ultimi anni non sono stati molti i titoli Arcade a meritare un posto nell'Olimpo videoludico. E ancora meno sono stati quelli in grado di catalizzare l'interesse del pubblico al punto tale da far dimenticare a tutti - o quasi - l'inizio di una fiera come l'ormai imminente E3 2013. Ma State of Decay ci è riuscito. Eccome se ci è riuscito.  

Prima dalla sua release di mercoledì scorso, in pochi ne parlavano ma poi il nome di questo insolito zombie game si è diffuso come un virus ovunque. Sui social network, nei forum, nelle chat. A distanza di poco più di 72 ore dal suo lancio, State of Decay è dunque sulla bocca di tutti... e la domanda sorge spontanea: ma cos'ha di tanto speciale? La risposta, cari lettori, è molto semplice: tutto.

Sono un amante del genere zombie da tempo immemore e penso di aver provato ogni singolo esponente della categoria, ma mai, e ripeto, mai, mi ero trovato di fronte ad un gioco così coinvolgente, realistico ed entusiasmante come State of Decay.

Sì perché sebbene questo titolo possa apparire come l'ennesimo, banale action game ambientato in un mondo open-world, sono sufficienti pochi minuti per accorgersi di avere fra le mani un piccolo capolavoro. Ma andiamo con ordine...

Tutto ha inizio in una piccola cittadina, dove due uomini, ritrovatisi proiettati nel bel mezzo di un'apocalisse zombie, tentano disperatamente di sopravvivere e, al contempo, dare un senso a ciò che gli sta succedendo. Dopo un primo incontro con un manipolo di sopravvissuti e qualche immancabile sconto con alcuni non morti, l'azione si sposta rapidamente presso una chiesa abbandonata dove un altro gruppo di sopravvissuti ha improvvisato un rifugio... ed è qui che l'avventura inizia a decollare.

La chiesa rappresenta infatti la nostra prima, vera base operativa e qui, oltre ad interagire con altri superstiti, ci è data l'opportunità di contribuire attivamente alla crescita, all'espansione e soprattutto alla sopravvivenza della comunità. Come? Semplice: andando in cerca di cibo, armi, medicine e sopratutto materiali edili, setacciando tutte gli edifici abbandonati della città, ed utilizzando poi quanto raccolto per sfamare, curare, armare e proteggere il gruppo una volta tornati alla base.

Com'è facile intuire siamo dunque di fronte ad un action game impreziosito da elementi strategici, ruolistici e simulativi in cui il nostro operato condizionerà non solo la comunità di cui faremo parte, ma anche il modo in cui i suoi componenti si rapporteranno con noi.

Il gioco si fonda infatti su un semplice ma efficacissimo sistema di "influenza" che accrescerà la nostra importanza nella comunità man mano che compieremo azioni utili alla sopravvivenza di quest'ultima. E maggiore sarà la nostra influenza sul gruppo e maggiore sarà la nostra libertà decisionale.   

Spendendo i punti influenza accumulati potremo infatti assegnare dei compiti ad altri membri del gruppo - come ad esempio ricercare specifici materiali, contribuire alla raccolta delle risorse, o esplorare la zona in cerca di altri superstiti - prelevare un maggior numero di oggetti dal deposito della comunità, o ordinare la costruzione di nuovi edifici che possano migliorare le condizioni di vita del gruppo - come dormitori, laboratori, armerie e chi più ne ha più ne metta.

Il concept alla base dell'esperienza è dunque molto semplice, ed è forse proprio questa semplicità a renderlo così coinvolgente oltre che tremendamente assuefante. La zona è infatti ricca di edifici tutti da esplorare ed ogni casa, deposito o struttura nasconde risorse che potrebbero fare la differenza. Il risultato? Comincerete ad esplorare ogni anfratto dell'ambientazione in maniera quasi compulsiva, perdendo completamente la cognizione del tempo.

Ma l'avventura non ruota chiaramente solo intorno al processo "raccogli-porta alla base-spendi". No, tutt'altro, perché quello di State of Decay è un mondo vivo, pulsante ed in costante evoluzione. Nel corso delle vostre battute di esplorazione vi potreste imbattere in orde di zombie assetati di sangue - da cui dovrete necessariamente fuggire il più presto possibile, o potreste finire molto male - in superstiti bisognosi di aiuto e in altre comunità che potrete decidere se "fondere" alla vostra o se lasciare al loro destino... e tutto cambierà con il passare delle ore, dei giorni, andando a modificare radicalmente le condizioni della zona in base alle scelte che farete.

E questo senza contare la possibilità di costruire avamposti in strutture "bonificate" o addirittura la possibilità di spostare l'intera comunità in zone più console alle dimensioni della stessa. Con il passare delle ore e la possibile espansione della vostra comunità potreste avere infatti bisogno di una "casa" più grande, e in questo caso beh... non dovrete far altro che recuperare un numero di macchine sufficiente per far sì che tutti possano raggiungere la vostra nuova base.

Gli zombie saranno tuttavia sempre dietro l'angolo, pronti a colpirvi ogni qualvolta doveste abbassare la guardia o provocare troppo rumore - sì, nelle fasi di esplorazione dovrete fare attenzione anche a quello! - e ciò vuol dire che dovrete valutare ogni vostra mossa - compresa la scelta di usare una macchina, cosa che potrebbe attirare parecchie "attenzioni indesiderate" -tenendo sempre d'occhio le condizioni del vostro personaggio. 

Come nella realtà i personaggi, infatti, si stancheranno, richiedendo così delle pause per recuperare le forze, o nel peggiore dei casi potrebbero essere addirittura fatti a pezzi dai non morti e... indovinate un po' cosa potrete fare in quei casi? Semplice, sostituirli temporaneamente (o definitivamente) con altri, scegliendo tra quelli presenti nel vostro gruppo.

Ogni superstite avrà inoltre abilità e peculiarità uniche e ciò vuol dire che alcuni potrebbero rivelarsi più o meno utili in base alle specifiche situazioni da affrontare. A rendere il tutto ancora più interessante vi è poi un pregevole sistema di progressione dei superstiti che determinerà il miglioramento di specifiche "skill" in base alla vostra condotta in giro per la città. Preferite le armi da mischia? I vostri personaggi si specializzeranno in quello, acquisendo maggior forza e attacchi per rispecchiare il vostro stile. Avete un debole per le armi da fuoco? I vostri uomini e le vostre donne diventeranno dei cecchini letali. Amate restare nell'ombra? Il vostro gruppo si specializzerà nella raccolta delle risorse, cercando di limitare al minimo i contatti con gli infetti.   

Insomma, libertà assoluta e un costante senso di angoscia, sensazioni che renderanno indimenticabile la vostra esperienza nel mondo di State of Decay, facendovi sentire come i protagonisti di un qualsiasi episodio di The Walking Dead. Quale altro videogame in circolazione può vantare un tale pregio? Nessuno, neanche il miglior Dead Rising o Dead Island. No, perché quei non si tratta di fare a pezzi gli zombie nei modi più fantasiosi... in State of Decay è tutta una questione di sopravvivenza. E finalmente qualcuno si è reso conto che gli amanti della categoria desideravano esattamente questo.

I difetti ovviamente non mancano - ci sono piccoli rallentamenti nelle fasi più concitate, il sistema di gestione è inizialmente un po' difficile da comprendere, le possibilità di interazione interpersonale sono limitate al minimo ed il sistema di combattimento, specie per quanto riguarda gli scontri corpo a corpo, è un po' grezzo - ma sapete che c'è? Non li noterete neanche, e qualora doveste farlo non gli darete chissà quale peso. Credetemi.


Conclusioni

Un piccolo capolavoro. Non ci sono altri modi per definire quanto fatto da Undead Labs con questo videogioco. State of Decay incarna infatti il concetto di sopravvivenza meglio di quanto abbia mai fatto qualsiasi altro zombie game in circolazione e lo fa con sorprendente semplicità, senza perdersi in inutili dettagli, per regalare a tutti gli appassionati un'esperienza divertente, appassionante e opprimente di cui si parlerà senz'altro per molto, molto tempo ancora.

A questo punto alcuni di voi si staranno probabilmente chiedendo perché, dopo tanti e tali elogi, il voto non sia un 10... è semplice. Nonostante tutto il ben di Dio offerto, i margini di miglioramento sono ancora notevoli - con un budget più adeguato, il team di sviluppo avrebbe potuto fare letteralmente miracoli, magari inserendo anche un bel multiplayer cooperativo - ed il mancato 10, per una volta, rappresenta dunque un attestato di stima e non una punizione. Sì perché i ragazzi di Undead Labs arriveranno presto ad un meritatissimo perfect score... è solo questione di tempo.

E ora scusatemi, ma la mia comunità aspetta, e il cibo non si raccoglie certo da solo... 

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