The Last of Us [Recensione]

a cura di Davide Persiani

Avvicinarsi ad un titolo come The Last of Us non è mai semplice, e questo non perché sia difficile parlarne o valutarne pregi e difetti, no… solo perché è difficile uscirne. Psicologicamente. Emotivamente.

Trattandosi di un videogame sviluppato da come Naughty Dog, era infatti lecito attendersi un capolavoro assoluto, ma al tempo stesso era difficile immaginare che la loro ultima creazione sarebbe riuscita a raggiungere un livello qualitativo tale da rasentare la perfezione assoluta. Sì, perfezione, perché, per quanto possa sembrare strano a dirsi, The Last of Us surclassa, sotto tutti i punti di vista, gran parte dei videogame attualmente presenti sul mercato.

Con The Last of Us, Naughty Dog non ha solo dimostrato, ancora una volta, di essere una delle migliori software house del panorama videoludico contemporaneo o fornito agli appassionati di videogiochi un ulteriore motivo per portarsi a casa una PlayStation 3… ha rivoluzionato un genere che, grazie alla palese ed incontestabile incapacità di Capcom, sembrava ormai prossimo ad un’inevitabile estinzione.

Grazie a Joel ed Ellie il genere dei survival horror è infatti rinato dalle sue ceneri, e questo risultato è stato reso possibile solo grazie alla straordinaria capacità di Naughty Dog nel rompere gli schemi, nel rivoluzionare i canoni tipici della categoria e nell’elevare il concetto di videogioco ancora più in alto di quanto chiunque potesse immaginare o sperare.

Tutto, a partire dalla struttura narrativa per arrivare al gameplay nudo e crudo è stato infatti curato, sviluppato e soprattutto pensato per stupire, colpire al cuore e alla mente, per lasciare senza fiato e senza parole chiunque si trovi ad impugnare un joypad... ed il risultato non poteva che essere un’avventura sublime, capace di regalare emozioni uniche ed irripetibili, lungo tutto l’arco delle circa 20 ore che compongono la storyline principale.

Sin dai primissimi minuti, quando ci si trova a vivere in prima persona un prologo drammatico ed emozionalmente sconvolgente quanto un pugno nello stomaco, il titolo riesce infatti a trasmettere con brutale chiarezza quale sia il suo valore intrinseco… e con il passare delle ore, cari lettori, le cose si fanno addirittura migliori.

La realtà post-apocalittica partorita dalle geniali menti dei Naughty Dog non racchiude infatti solo una banale lotta senza quartiere contro un’orda di creature spaventose, i famelici Clicker, ma una storia fatta di dolore, speranza, disperazione, abnegazione, sacrificio e sofferenza, capace di mostrare con estrema chiarezza le innumerevoli sfaccettature che contraddistinguono l’animo umano attraverso un crescendo narrativo che vi taglierà spesso il fiato, fornendovi più di qualche spunto di riflessione a cui abbandonarvi anche dopo aver riposto il disco nella sua confezione. E tale risultato è dovuto quasi interamente ad un “cast” di personaggi che farebbe impallidire quello del miglior blockbuster hollywoodiano.

Joel ed Ellie non sono infatti i classici sopravvissuti di una pandemia capace di sconvolgere e mandare nel caos il mondo intero… sono due persone come tante, costrette a vivere in una realtà che non gli appartiene a cui però non riescono ad arrendersi, a rassegnarsi… sono due persone che lottano contro tutto e tutti pur di resistere all’inferno che li circonda… sono due persone come noi, da cui traspaiono chiaramente delle debolezze che oltre a renderli "umani", ci permettono di provare un senso di empatia che pochi altri personaggi videoludici sono stati in grado di suscitare negli ultimi 20 anni.

Il rapporto tra i due protagonisti, ed il legame che ora dopo ora li renderà sempre più uniti, è poi uno dei punti chiave dell'intera esperienza, rivelandosi determinante non solo ai fini di una struttura di gioco fondata, appunto, sulla condivisione di una drammatica realtà, ma anche e soprattutto del coinvolgimento, un coinvolgimento che supererà le vostre più rosee aspettative. Imparerete a conoscerli, apprezzarli ed amarli in maniera più profonda di quanto possiate immaginare e le loro innumerevoli sfaccettature caratteriali, fragilità e debolezze, vi saranno mostrate con una tale chiarezza da rendere pressoché inevitabile l'insorgere di un certo affetto nei loro confronti. 

Forse avrete notato che mi sto tenendo a debita distanza da qualsiasi dettaglio relativo alla narrazione e, beh… è una cosa voluta al 100% e non perché la storia e le vicende che la caratterizzano non meritino spazio all’interno di questo artico, ma semplicemente perché, mai come in questo caso, svelare qualcosa sulla trama sarebbe come privarvi di un pezzo di cuore… un cuore che vi si frantumerà nel petto nell’osservare molti degli eventi narrati ma che, pezzo dopo pezzo, saprà ricomporsi mentre accompagnerete Joel ed Ellie lungo il loro viaggio. Un viaggio che meritate di scoprire, assaporare e vivere in prima persona dall'inizio alla fine.

In termini di gameplay il titolo si attesta su standard di assoluta eccellenza, proponendo meccaniche in linea con quelle della stragrande maggioranza dei migliori action/adventure in circolazione e, a dirla tutta, molto simili a quelle dello stesso Uncharted. Il concept di base, incentrato principalmente sull'esplorazione e la raccolta delle risorse - davvero poche - disseminate lungo gli scenari, si dimostra inoltre quantomai vincente - anche grazie ad un pregevole sistema di potenziamento delle armi, di creazione degli oggetti e di crescita di Joel - e lo stesso dicesi per le dinamiche che regolano l'interazione e i combattimenti con Clicker e nemici umani.

Ogni tipologia di nemico richiede infatti un approccio molto particolare per essere eliminato e questo, com'è facile intuire, accresce esponenzialmente la varietà dell'esperienza. Se da un lato è possibile affrontare altri sopravvissuti in maniera molto classica, utilizzando l'arsenale a propria disposizione così come accadrebbe in qualsiasi altro action game, i Clicker richiedono strategie ben più complesse.

Quelli di primo e secondo stadio, ad esempio, avendo ancora degli occhi funzionanti si comportano come belve assetate di sangue, in grado di attaccare senza freni ogni qualvolta il loro sguardo si posa su Joel, mentre i Clicker più "avanzati", se così vogliamo chiamarli, reagiscono solo ai suoni, costringendoci ad agire con estrema cautela in maniera tale da non allertarli. E credetemi, dopo averli affrontati la prima volta, farete di tutto per non suscitare la loro attenzione.

L'unico limite riscontrabile riguarda l'IA che regola le azioni dei propri compagni di viaggio - Ellie in primis - e gli effetti che queste hanno sui vari nemici. Clicker e esseri umani non reagiscono infatti in alcun modo alle azioni di nessuno, se non di Joel e questo vuol dire che potreste vedere Ellie correre e provocare rumore intorno a un Clicker senza che questo reagisca in alcun modo alle sollecitazioni visive e uditive, seppur evidenti. Un limite marginale che, tuttavia, in alcuni frangenti riduce sensibilmente l'immedesimazione nella realtà proposta.

Un necessario plauso è poi doveroso per la realizzazione tecnica del prodotto, davvero eccelsa e chiaramente frutto di un complesso lavoro che ha permesso a Naughty Dog di spremere l'hardware della PlayStation 3 al massimo. I modelli poligonali, sia in termini di texture che di animazioni fisiche e facciali, sono a dir poco straordinari, e lo stesso dicesi per la cura delle ambientazioni che, complici le diverse stagioni rappresentate, garantiscono un impatto visivo davvero stupefacente, specie per quanto riguarda gli effetti di luce.

A chiudere l'offerta ludica troviamo infine un pregevole comparto multiplayer che pur non raggiungendo i picchi qualitativi del singleplayer, riesce comunque a garantire diverse ore di divertimento. Dopo essersi allineati un clan si è infatti proiettati in sfide a squadre in cui l'obbiettivo, così come nella campagna, è essenzialmente quello di raccogliere risorse e, ovviamente, sopravvivere. L'elemento più interessante dell'online è tuttavia la necessità, assolutamente imprescindibile, di fare gioco di squadra, collaborando attivamente con i propri compagni per far prevalere la propria squadra a discapito di quella avversaria. La profondità del gameplay, specie per quanto riguarda i combattimenti nudi e crudi, è chiaramente inferiore a quella della modalità principale, ma ciò non toglie che la presenza dei Clicker e di ambientazioni spesso molto vaste, assicuri un'esperienza di ottimo livello.


Conclusioni

In definitiva The Last of Us si dimostra dunque una perla di rara bellezza, in grado di elevare e rinnovare il genere dei survival horror ben più di quanto fosse lecito attendersi o anche solo sperare. Naughty Dog si è letteralmente superata ed i frutti del loro lavoro non si sono tradotti solo in un'esperienza ludica di primissima qualità, ma soprattutto in una pietra miliare del settore videoludico destinata ad essere ricordata e presa come termine di paragone per gli anni a venire. Chapeau. 

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